Quando si parla di politica, all’interno del pensiero di Friedrich Nietzsche, molto spesso si finisce per ragionare più su cosa abbiano implicato le sue considerazioni – si faccia qui lo sforzo “sovrumano” di metterne fra parentesi il contenuto, già abbondantemente discusso in altre sedi – che non sui meccanismi di pensiero e di analisi della realtà che ne hanno favorito l’emersione e l’articolazione…
È noto che la preferenza di Norberto Bobbio va alla concezione procedurale della democrazia. Nonostante al giorno d’oggi, all’interno dei dibattiti sulla democrazia, questa sia l’impostazione prevalente, non si può dire che sia stata esente da critiche. Ne troviamo un sintetico elenco in un recente articolo di Roberto Rodriguez Guerra, che analizza le teorie di Huntington, Dahl e Diamond: il risalto dato alle istituzioni di rappresentanza politica che metterebbe in secondo piano il concetto di governo del popolo…
Il presente contributo intende essere una sorta di tappa intermedia nel percorso di una ricerca più ampia che tenta di far incontrare un autore – e gli stimoli fecondi della sua riflessione – con un tema – e la portata teoretica che esso implica: l’autore è Paul Ricoeur, in relazione a quella eredità, tra le molte, che il suo itinerario filosofico ha lasciato e che risulta ancora poco sviluppata, ovvero la sua riflessione politica, e la grande questione che egli racchiude sotto la definizione densissima di “paradosso del potere”; il tema più ampio che da questa espressione ricoeuriana può prendere le mosse concerne il rapporto tra razionalità e potere…
La presente riflessione prende spunto dalle vicende relative ad un breve ma denso libretto dal titolo Discorso sulla servitù volontaria, pubblicato verso la metà del Cinquecento, in un periodo di trasformazioni epocali, segnato dalla crisi della concezione umanistica e dal graduale perfezionamento di quel processo politico-istituzionale, che culminerà nell’affermazione dello Stato assoluto. L’autore, Étienne de La Boétie, giovane pensatore molto amico del più famoso Michel de Montaigne…
Mediante la predicazione successiva alla fuga da Firenze di Piero di Lorenzo de’ Medici e all’ingresso in città del re francese Carlo VIII (fatti avvenuti, rispettivamente, il 9 e il 17 novembre 1494), l’ormai popolarissimo Girolamo Savonarola da Ferrara – frate domenicano osservante, Priore del convento fiorentino di San Marco, Provinciale e poi Vicario Generale della neonata Congregazione omonima, da molti fedeli considerato «profeta» – intende orientare il…
La questione del rapporto tra religione e politica costituisce uno dei snodi più significativi della complessa visione tocquevilliana della democrazia, lo specchio in cui si riflette un liberalismo conservatore, di forte impronta aristocratica, non propenso a declinare il valore della libertà lungo i binari di quel paradigma individualistico sostenuto con forza, in quegli stessi anni, dal suo estimatore Stuart Mill…
La critica recente sulla politica di Spinoza ha raggiunto, nella sua varietà, due sostanziali punti di accordo: si sottolinea il fondamento metafisico della politica spinoziana, e se ne minimizza il significato contrattualistico. Il primo punto non riguarda soltanto Spinoza: si considera parziale tentare di comprendere le visioni politiche dei grandi pensatori politici del XVII secolo senza correlarle ad una concezione dell’uomo inteso come parte di un universo le cui leggi determinano i limiti dell’agire politico…
La curiosità (…) evoca la “cura”, l’attenzione che si presta a quello che esiste o potrebbe esistere; un senso acuto del reale, che però non si immobilizza mai di fronte a esso; una prontezza a giudicare strano e singolare quello che ci circonda; un certo accanimento a disfarsi di ciò che è familiare e a guardare le stesse cose diversamente; un ardore di cogliere quello che accade e quello che passa...
* Il testo, per gentile concessione dell’editore, è tratto da Vincenzo Sorrentino, La filosofia politica di Foucault, Meltemi, Roma, 2008. Si ringrazia Meltemi per il permesso di utilizzare questi materiali.
In ambito giuridico, l’epoca moderna si è fondata sull’idea di fattispecie come strumento di previsione di eventi futuri incerti dai quali vien fatta scaturire una conseguenza giuridica. Al momento del suo massimo splendore la fattispecie consentiva di regolare more geometrico i rapporti tra gli uomini, arginando l’imprevedibilità del continuo divenire in cui è immersa l’esperienza umana…
Viviamo in tempi in cui è tornata di gran moda la parola tiranno. Oltre all’apparire di molta pubblicistica, anche accademica, sono diverse le cause di questo fenomeno: dall’indifferenza, che si tramuta in vero e proprio disprezzo, da parte dei governati nei confronti della politica e delle cosiddette èlites, fino all’insofferenza di molti governanti nei confronti delle modalità democratiche di gestione del potere. Da questo punto di vista, il recente emergere di personalità politiche forti e non convenzionali…